Carsica

A volte riemergo


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L’internazionale del canestro

Lenin for threeQuando lo incontro dall’ultima volta saranno passati vent’anni. Sono stato io a chiamarlo, al telefono mi riconosce subito e mi dà appuntamento per la mattina dopo, al bar del centro commerciale di fronte a casa sua. «Là fa fresco», dice, «alla mia età l’aria condizionata non mi dispiace mica». Rione di Ponziana, Trieste. Il suo quartiere, e in fondo anche il mio. È l’agosto del 2006. Dopo questa conversazione non lo vedrò più, se ne andrà cinque anni dopo, accompagnato dai consueti coccodrilli sui giornali locali, e dall’omaggio del suo allievo di maggior successo.
“Addio a Tullio Micol, il maestro che scoprì la «Mosca Atomica»”
Gianmarco Pozzecco credo lo abbia nominato in ogni intervista concessa da quindici anni a questa parte.
Lui non l’ho cercato per caso, neanche per nostalgia. Sono una bestia in queste cose, devo trovare un motivo, malgrado il caso o la nostalgia, per rompere la barriera della mia timidezza.
Di motivi ne ho almeno tre, e benché abbiano a che vedere con la conoscenza e la Storia, è chiaro che parlano di basket: gli inizi della pallacanestro a Trieste, una vicenda cestistica di famiglia nel dopoguerra, e una questione tecnica e filosofica che mi assilla, un dettaglio che ha cambiato la fisionomia dello sport che amo.

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Trieste, l’indipendenza, la Storia, il destino (e Karl Marx)

“If you don’t know your past you don’t know the future”
(Public Enemy, sample da Contract on the world love jam)

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Simpatico defacing trovato in rete di un’immagine del vecchio confine del Territorio Libero di Trieste. Notare l’efficace problematizzazione della questione: cosa succederà quando avremo il TLT?

Pubblico questi appunti di carattere storico per la necessità di guardare al fenomeno neoindipendentista a Trieste, prima di tutto con l’intenzione di evitare le semplificazioni folkloristiche e derisorie della stampa mainstream, e le demonizzazioni o i facili endorsement di un movimento che, se non altro, ha il merito di evocare alcune delle pagine più interessanti della storia della città, quelle che ne danno un ritratto lontano dalla retorica nazionalista che per anni ne ha egemonizzato e svilito l’identità di frontiera.
Appunti che non vanno letti con i paraocchi del contesto locale, ma inseriti nell’analisi più generale della crisi di governance globale e italiana. Hanno a che vedere con la rottura del rapporto tra rappresentanza e cittadinanza, di un assetto politico che molti continuano a voler credere immutabile, mentre altri vorrebbero rivoluzionato, spesso senza riuscire ad immaginare come.
Sono stati scritti anche pensando ai molti amici che a Trieste negli ultimi mesi si sono confrontati con il tema, soprattutto coloro che guardano con simpatia, a volte acritica, al fenomeno e a quelli che invece tendono, forse frettolosamente, a liquidarlo come marginale. I commenti al post sono aperti e sarà benvenuto chi vorrà discuterne.

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