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Dieci domande che Il Piccolo, quotidiano di Trieste, non si è posto riguardo al Movimento Trieste Libera

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Un'immagine da "Corriere diplomatico", spy story da Guerra fredda che prende le mosse a Trieste

Un’immagine da “Corriere diplomatico”, spy story da Guerra fredda che prende le mosse a Trieste

Dopo la lettura dell’importante e puntuale post di Tuco sul blog della Wu Ming Foundation, devo assolutamente tentare di togliermi un dubbio che mi assilla già da diverse settimane, quello sul ruolo che il principale quotidiano di Trieste, Il Piccolo, sta giocando nell’emergere di questo nuovo fenomeno politico locale chiamato Movimento Trieste Libera.
Sorprende osservare come Il Piccolo, che fa parte del Gruppo Espresso, abbia scelto di leggere questo movimento neoindipendentista solo come fenomeno folkloristico, tuttalpiù ponendosi domande sbagliate e fuorvianti sulla sua natura politica, e finendo persino ad inseguirne le tesi sul terreno della disputa giuridica internazionale – unico terreno congeniale alla retorica populista “né di destra nè di sinistra” dell’MTL, nonché in grado di garantirgli una certa longevità: un pronunciamento dell’Onu sul tema del TLT è probabile quanto l’invio di caschi blu per far rispettare, ad esempio, le molte risoluzioni che condannano Israele per l’occupazione dei Territori palestinesi.

Forse sarò un illuso, ma resto convinto che il giornalismo debba sempre essere di inchiesta, mirare ad approfondire le questioni e non a banalizzarle, scavare, non accontentarsi delle prime ipotesi, soprattutto procedere con un rigoroso fact–checking. Il che non esclude di poter fare delle ipotesi, ma evita di citare pure speculazioni come fossero fatti – che peraltro è quello che invece sta facendo l’MTL da diversi mesi sostenendo, senza poterlo dimostrare, che l’istituzione del TLT riporterà in auge il porto di Trieste, che il regime di paradiso fiscale attirerà capitali che si tradurranno in benefici immediati per tutta la popolazione, che quest’ultima non dovrà temere esclusioni basate sulla cittadinanza.
Ho deciso quindi di stilare una lista di domande, perlopiù suggerite proprio dal post di Tuco, nella speranza che qualche commentatore/redattore de Il Piccolo senta il dovere professionale di spiegare ai suoi lettori per quale motivo si sia dovuto aspettare che un blogger indipendente le mettesse in rilievo, e che magari il quotidiano di Trieste provi a impegnarsi un po’ più a fondo nella ricerca delle risposte. Questa di Trieste Libera è una questione certamente non secondaria visto il consenso e l’attenzione che suscita, ma anche rispetto i molti interrogativi che solleva e che vanno ben al di là della necessità di sapere, ad esempio, se Giulio Camber, o qualche altra eminenza grigia, ci ha investito dei soldi.

LE DIECI DOMANDE

1. Innanzitutto, per quale ragione da quando l’MTL si è affacciato sulla scena cittadina Il Piccolo si è posto su questo movimento una sola unica domanda, ovvero “chi c’è dietro”? Perché non si sono mai chiesti invece “che cosa c’è sopra”? “Che cosa davanti“? “Quali interessi economici possono trarre vantaggio dalle rivendicazioni del MTL”?

2. Per quale motivo a Il Piccolo, vedendo il rapido sviluppo che questa formazione politica stava avendo, non ci si è preoccupati di andare a verificare da dove traevano origine le sue tesi, nonché chi avesse organizzato la prima festa indipendentista nell’estate 2011?

3. Facendolo si sarebbe appunto scoperto che tutto nasceva da un’associazione chiamata Cittadini del Territorio Libero di Trieste, che a sua volta era nata dal Comitato Porto Libero di Trieste. In questo modo un cronista serio e curioso avrebbe avuto in mano un tangibile legame tra l’attuale presidente del MTL, Stefano Ferluga, e i due strani personaggi che hanno animato sia il Comitato che l’associazione, Marcus Donato e Giacomo Franzot, quest’ultimo particolarmente attivo in rete nel sostenere le tesi del MTL. Sarebbe stato inoltre possibile comprendere un aspetto ideologico non secondario del MTL o perlomeno del suo attuale presidente, ovvero l’adesione alle tesi del cosiddetto “signoraggio bancario”, tesi sbandierate dall’estrema destra antieuropeista e che Ferluga ha divulgato anche pubblicamente ad esempio qui.

4. Perché quindi Il Piccolo non ha fatto una cosa semplicissima e normale per qualsiasi giornalista, cioè andare a vedere chi fosse Marcus Donato e la sua Helm Project? Io ieri mattina, pagando un paio di euro, ho ottenuto legalmente su internet la visura camerale della Helm Project, scoprendo che la società è stata dismessa nel 2001 (ben prima della gara per l’assegnazione degli spazi in Porto vecchio di cui parla Tuco nel suo post), che aveva un capitale sociale di poco più di 5.000 euro, e che il suo titolare, che risulta chiamarsi in realtà Donato Marco Antonio, non ha altre partecipazioni, perlomeno in Italia dove risiede.

5. Ne consegue un’ulteriore domanda diretta allo stesso quotidiano di Trieste: per quale motivo in diversi articoli del 2008 tra cui questo il progetto della Helm Project venne presentato sulle stesse pagine de Il Piccolo come la seria iniziativa di un manager e broker marittimo, quando sarebbe bastata una visura camerale per rendersi conto che c’era qualcosa di poco chiaro?

6. La domanda precedente in realtà non ha a che vedere con la piccola figura di Donato, quanto piuttosto col modo in cui Il Piccolo si ostina da anni a pubblicare articoli sul Porto vecchio di Trieste spargendo fumo negli occhi dei lettori e della cittadinanza. La realtà è che intorno a quell’area enorme si sta consumando da anni una guerra tra bande per l’egemonia e/o spartizione speculativa di un bene pubblico comune di enorme valore e, come nelle guerre vere le prime vittime sono le popolazioni civili, allo stesso modo vittime di questa guerra saranno i cittadini che di queste speculazioni non vedranno nemmeno le briciole (il verde e tutta l’area della ex Maddalena è uno dei tanti esempi che stanno a dimostrarlo, come i secolari alberi di piazzale San Giacomo sradicati per far posto a un parcheggio, il terrapieno di Barcola riempito di rifiuti tossici, etc etc…). Perché quindi Il Piccolo non parla di quale partita si sta veramente giocando sul Porto Vecchio, ma preferisce dare spazio alle farloccate di sedicenti imprenditori che millantano cordate bancarie alle proprie spalle, quando magari in realtà vivono in un appartamento dell’Ater?

7. Allo stesso modo, perché Il Piccolo non sta affrontando con serietà il tema dell’approvvigionamento energetico, malgrado la questione rigassificatore tenga banco in città ormai da qualche anno? Perché non si chiede conto delle strane coincidenze di incontri tra vertici del settore energetico a ridosso di regate veliche in cui il vento del Golfo premia proprio barche sponsorizzate Gazprom? Perché non si indaga sulle strane pendenze di certe trivellazioni che la INA svolge per estrarre gas in acque croate, in partnership con l’Eni che per legge non può farlo in acque italiane? Possibile che nessuno in redazione abbia provato a mettere in relazione la nota concorrenzialità tra i progetti di rigassificatore e gli interessi di Gazprom relativi alla pipeline che dovrebbe giungere proprio in Adriatico dal Kazakhstan? E che non si siano accorti che uno dei precursori del MTL sia un ingegnere che lavora per l’Eni proprio in quel paese? E perché non considerare anche la coincidenza di interessi tra l’onnipresente Mr. B. e Vladimir Putin, che tra l’altro a breve sarà proprio a Trieste?

8. Su Il Piccolo scrivono diversi professionisti, alcuni dei quali hanno una lunga esperienza di cronaca giudiziaria. E’ noto che in molti casi non si sono fatti scrupolo di indagare anche nella vita privata di personaggi, pubblici o meno, coinvolti in vicende che destavano particolare attenzione. Come mai, malgrado l’attività del MTL si svolga principalmente nelle aule giudiziarie, al Piccolo non si sono mai chiesti né hanno scritto nulla sulla figura dell’avvocato Edoardo Longo, sulle sue simpatie per la destra razzista e revisionista, della sua vasta pubblicistica antisemita, nonché dei ripetuti provvedimenti disciplinari nei suoi confronti da parte dell’Ordine degli avvocati di Pordenone?

9. Per quale motivo Il Piccolo ha scelto il registro dell’ironica derisione per trattare la vicenda MTL, pur essendo evidente che l’utilizzo di quel registro non ha ottenuto altro risultato che quello di aumentare i consensi per gli indipendentisti? E in questo contesto, perché ha prestato il fianco a uno sputtanamento epocale affidando a un “giornalista” interno ai servizi segreti militari una replica approssimativa e smaccatamente falsa sulla questione di diritto internazionale posta dall’MTL, alimentando così la teoria di un complotto ai massimi livelli contro il movimento? Davvero hanno creduto che nessuno se ne sarebbe accorto?

10. Infine: nella redazione de Il Piccolo non ci si è posti queste domande per incompetenza e/o distrazione, o perché si tratta di domande scomode anche dal punto di vista di un quotidiano che storicamente ha rappresentato il baluardo dell’italianità di Trieste? Quest’ultima domanda sorge spontanea notando che anche la politica cittadina – dal sindaco PD Cosolini al PdL Rovis – si sono limitati, nelle loro critiche al MTL, a grattare solo la superficie della vicenda, malgrado a loro non manchino motivi di preoccupazione per il consenso che questo movimento sta raccogliendo. Sorge il dubbio che forse questo discorso neoindipendentista possa costituire un comodo spauracchio in tempi di crisi, ma forse non abbiamo abbastanza fantasia per immaginare come.

… E UN ULTIMO DUBBIO 

Noto infine che il post di Tuco e il fatto di essere ospitato su uno dei blog indipendenti più seguiti in Italia, finalmente fa emergere la vicenda neoindipendentista triestina anche nel contesto nazionale italiano, dove finora non erano disponibili informazioni generali in merito per il silenzio della stampa mainstream. Fatto piuttosto curioso e abbastanza inspiegabile considerando che si parla della città culla della retorica dell’italianità, che di colpo scopre di non voler più essere italiana. Non pareva una notizia secondaria… perchè a Il Piccolo non hanno ritenuto di segnalarla, ad esempio, ai cugini maggiori di Repubblica? Si era forse in attesa di eventi più truculenti e drammaticamente notiziabili? Si stava praticando qualche forma di esorcismo? O che altro?

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I commenti al post sono chiusi. Sarò lieto di pubblicare un’eventuale risposta da parte del direttore o redattori de Il Piccolo nel merito della questione. –albolivieri

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UPDATE 18/10/2013
Ecco la risposta del vicedirettore de
Il Piccolo su Twitter.
Forse la regola deontologica di questa testata consiste nel motto
“don’t ask, don’t tell”

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Autore: albolivieri (Andrea Olivieri)

Il tizio dell'avatar è mio nonno paterno, Albano, in un'immagine scattata da quello materno, Nino, a metà anni Sessanta. "Albo" il suo nome di battaglia da partigiano. Durante la Seconda guerra mondiale era nel GAP inquadrato nella Brigata Intendenza "Montes", che operò nel Monfalconese. Per saperne di più consiglio di leggere questo.