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A volte riemergo

Louis Adamic, funambolo tra due mondi: un seminario a Pordenone + l’ePub di “Dynamite!” nella traduzione italiana

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Giovedì 17 aprile, alle 18.00 presso la Casa del Popolo di Torre, a Pordenone, terrò un seminario su Louis Adamic, scrittore e giornalista americano di origine slovena, vissuto nella prima metà del Novecento.
L’occasione è data dall’associazione “Lastorialestorie”, impegnata da diverso tempo nel Friuli occidentale in un percorso di promozione culturale e di ricerca, in particolare relativo alla storia sociale e dei movimenti delle classi subalterne, oltre che alla storia del movimento pacifista e dei fenomeni di insubordinazione alla guerra. Parte di questo percorso è anche una ricerca sui flussi migratori interni ed esterni all’Impero austro-ungarico che precedettero la prima Guerra mondiale.

Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917

Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917

Da quest’ultima suggestione è nata, grazie alla pazienza e al supporto di Gigi Bettoli e di Andrea Fregonese, l’idea di questo seminario. Con l’introduzione di Mimmo Sersante proverò a raccontare gli esordi alla vita da migrante del giovane Alojz Adamič che se ne andò dalla nativa Slovenia proprio un attimo prima di diventare carne da cannone per la grande Guerra che si andava preparando.

In vista della serata pordenonese ho pensato innanzitutto di pubblicare qui su Carsica un breve testo (lo trovate più sotto) che introduce la figura di Adamic e il contesto in cui si mosse.
Dei suoi lavori solo il primo venne tradotto in italiano. Si tratta di Dynamite! The Story of Class Violence in America. Nel 1977 il Collettivo editoriale LibriRossi di Milano decise di tradurre questo testo davvero seminale per la conoscenza delle vicende della classe operaia americana.
Alcuni anni fa Bruno Cartosio scrisse che la sinistra italiana era vittima di quella “vulgata, il senso comune […] che negli Stati Uniti non c’è classe operaia, che sono tutti integrati, che non c’è sinistra, che gli operai sono sempre stati docili, perbenisti e servi del padrone, che gli Stati Uniti erano la culla dell’imperialismo e che tutti [gli americani] erano imperialisti.” Ebbene, quella traduzione di Dynamite! di certo servì a decostruire questo senso comune e a far conoscere una storia sociale degli Stati Uniti fino a quel momento rimasta sepolta.
Oggi quella traduzione è quasi introvabile se non in poche biblioteche e nelle librerie di qualche militante della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta. Per fortuna qualcuno ha pensato di renderla disponibile in formato ePub e quindi mi sembra giusto mettere a disposizione per il download questo testo ai lettori di Carsica .
E ovviamente invito chi ne avesse la possibilità a raggiungerci per l’incontro pordenonese! (I dettagli sul sito di Lastorialestorie)

Scarica qui “Dynamite! Storia della violenza di classe in America” di Louis Adamic (formato ePub)

**UPDATE** In realtà quattro anni fa l’editore BePress di Lecce ha ristampato l’edizione italiana di Dynamite! nella stessa versione del 1977.
Presso l’editore al momento non ci sono più copie del libro, ma sembra che qualche distributore nazionale ne abbia qualche copia in magazzino, acquistabile presso i più importanti siti di libri online.

Louis Adamic, funambolo tra due mondi

Sarebbe davvero un peccato se lasciassimo sprofondare ancora nell’oblio la vita e l’opera di Louis Adamic (Grosuplje 1898 – Milford 1951).  La prima è davvero un’ascia di guerra da disseppellire. La seconda rappresenta un complesso e profondo esempio di ricerca storica e sociale in un’epoca cruciale della storia statunitense e mondiale. Come scriveva lo storico dell’immigrazione Rudolph J. Vecoli, “in una serie di volumi e centinaia di conferenze […] Adamic tentò strenuamente di sollecitare il pubblico interesse per una nuova sintesi tra la vecchia e la nuova America”, non solo nella profonda convinzione che le radici dell’identità americana del ventesimo secolo fossero germogliate sia nella Plymouth Rock dei padri fondatori che nella Ellis Island degli immigrati, ma che la consapevolezza di una nuova identità plurale e in via di continua ridefinizione fosse l’unico antidoto alla catastrofe dei nazionalismi e la vera origine di un’autentica democrazia universale.

Nato e cresciuto nell’attuale Slovenia, tra gli ultimi bagliori dispotici dell’Impero Austro-Ungarico, Louis Adamic lasciò la famiglia ed emigrò negli Stati Uniti appena quindicenne con una formazione poco più che elementare. Interpretando da subito la sua emigrazione come una “avventura nella comprensione”, dapprima come lavoratore non qualificato – attraverso tutte le tappe dello sfruttamento della manodopera immigrata – e in seguito come una strana figura di intellettuale autodidatta, giornalista, storico e letterato, divenne un noto e acclamato indagatore della realtà di sofferenza e di redenzione delle vite di milioni di migranti in quella che da subito egli volle considerare la sua nuova patria. Nella visione di Adamic gli Stati Uniti avevano cessato di essere la frontiera inesplorata da conquistare, e non erano nemmeno più la “terra delle opportunità”, ma bensì il terreno su cui si andava costruendo la sintesi universale di tutte le aspirazioni di libertà e uguaglianza umana, sintesi non priva di conflitti aspri e di contraddizioni feroci. Assumendo questo punto di vista Adamic seppe mantenere un’indipendenza di giudizio priva di dogmatismo ideologico, pur non rinunciando a decise prese di posizione e a una peculiare forma di attivismo politico, ispirati a una visione radicale e libertaria ben consapevole dello scontro tra capitale e lavoro. Scontro che Adamic aveva appunto vissuto in prima persona.

Ma innanzitutto Adamic, se non un precursore fu certamente un ricercatore attento e originale nello sviluppo degli studi etnici americani. Nell’ambito di quella che viene considerata come la rivoluzione estetica e politica che seguì la grande crisi del 1929, come scriveva ancora Vecoli, “Louis Adamic emerge, non perché fosse lo scrittore più bravo, ma perché fu un promotore indipendente di un America in cui tutti i retaggi culturali sarebbero stati considerati sullo stesso piano”. In questo senso Adamic – che volle essere conosciuto col suo nome “americanizzato”, pur non dimenticando le proprie origini e lavorando alacremente per far conoscere la realtà dei Balcani tra le élites intellettuali e politiche oltre l’Atlantico – tentò di sviluppare una nuova e profonda consapevolezza dell’identità americana, sfidando al contempo l’assimilazionismo anglo-sassone così come qualsiasi tendenza alla chiusura identitaria da parte degli stessi immigrati.

Louis Adamic fu una figura complessa e carismatica, che affascinò e strinse amicizia con molti scrittori e intellettuali della sua epoca – tra questi Carey McWilliams, Upton Sinclair, John Fante, solo per citarne alcuni –, così come la sua schiettezza e curiosità lo portarono a una vicinanza non convenzionale con ambiti politici quanto mai diversi, dai sindacalisti radicali degli IWW, a Eleanor Roosevelt, a Josip Broz Tito.
La sua parabola come scrittore e come uomo è forse emblematica di un epoca complessa, in cui si consumarono vicende decisive e drammatiche. La sua vita potrebbe essere rappresentabile come il precario procedere di un funambolo, sospeso tra la duplice visione dell’opportunità forse irripetibile di un mondo nuovo e il rischio di una catastrofe globale di guerra e odio fratricida. La morte prematura – verosimilmente un suicidio, avvenuta nel 1951 nel contesto dell’inizio della Guerra Fredda, all’indomani della crisi Jugoslava del 1948 e all’alba del maccartismo, di cui Adamic era in qualche modo una vittima predestinata – forse ne fu l’inevitabile epilogo, drammatico e destinato purtroppo anche a segnarne un oblio interrotto solo a tratti.

 

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Autore: albolivieri (Andrea Olivieri)

Il tizio dell'avatar è mio nonno paterno, Albano, in un'immagine scattata da quello materno, Nino, a metà anni Sessanta. "Albo" il suo nome di battaglia da partigiano. Durante la Seconda guerra mondiale era nel GAP inquadrato nella Brigata Intendenza "Montes", che operò nel Monfalconese. Per saperne di più consiglio di leggere questo.

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  1. Pingback: Louis Adamic, funambolo tra due mondi: un seminario a Pordenone + l’ePub di “Dynamite!” nella traduzione italiana | NESSUN DORMA

  2. Alojz Adamič (e non “Alojze”!)

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