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A volte riemergo


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Il blocco nero del Primo maggio triestino

10 febbraio 2014, il sen. Russo (PD), alle sue spalle i veri “italiani di Trieste” Menia e Rosolen, di fronte a loro i vessilli della Decima MAS

L’agghiacciante polemica contro i simboli partigiani nel corteo

Trieste il Primo maggio di quest’anno non festeggiava solo la festa dei lavoratori, ma anche un’importante ricorrenza storica: il settantesimo anniversario della cacciata delle truppe naziste dalla città.
A qualcuno il ricordo di questa vicenda, che dovrebbe essere patrimonio condiviso e intangibile della storia collettiva, non è mai piaciuto; fascisti e post-fascisti, ma anche nostalgici del Reich, magari camuffati da placidi ammiratori di monarchi asburgici, non hanno mai digerito che quel corteo rappresentasse anche un’occasione di festa e ritrovo per la Trieste antifascista e antirazzista, ancor più della celebrazione del 25 aprile.
Stavolta, a fronte di una bella manifestazione, affollata, combattiva e, malgrado tutto, allegra più del solito, terminato il corteo costoro sono riusciti a lanciare una gara vergognosa a demolire il senso profondo della giornata, umiliando chi vi ha partecipato. E trovando troppi volenterosi concorrenti.
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I porti italiani, parte I

Port_Damage

Questo articolo è stato pubblicato col titolo Quale riforma della portualità italiana? su Economia&Politica, rivista online di critica della politica economica. È la prima parte di uno sguardo, molto generale e non esaustivo, sulla situazione dei porti italiani, e fa parte di un lavoro di ricerca più ampio in cui sono impegnato in questi mesi.
I porti sono oggi realtà davvero complesse e difficilmente riducibili a varchi di ingresso alla terraferma. Al contrario hanno ormai funzioni che integrano e tentano di superare, se non annullare, la dicotomia tra terra e mare, nei termini in cui la descrisse, ad esempio, Carl Schmitt. Che ciò avvenga in un arco temporale davvero ridotto – se pensiamo che il container è utilizzato dalla metà degli anni Settanta – e attraverso sollecitazioni paurose che la globalizzazione economica determina, iniziamo forse a comprendere l’importanza di non lasciare solo alle discipline economiche lo studio di questi spazi, e delle città che li accolgono o che da essi vengono occupate.
Le considerazioni che qui abbozzo non sarebbero state possibili senza l’approccio critico e il lavoro su trasporti e logistica sviluppato, ormai da diversi anni, da Sergio Bologna nei suoi libri e interventi su questi temi. Continua a leggere