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A volte riemergo


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Manipolazioni storiche in rete: il caso #Ghersi

Se ancora non l’avete fatto consiglio assolutamente di leggere la prima ricognizione del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki sul caso di Giuseppina Ghersi, ultima e velenosissima manipolazione storica neofascista per screditare la Resistenza.

Il caso è un concentrato di bufale, affermazioni MAI dimostrate, proclami bipartisan, leggende postume e svarioni da sinistra, come quello di un comunicato dell’Anpi nazionale che, di fronte a una provocazione orchestrata ad arte da personaggi del sottobosco di Forza Nuova e Casa Pound in quel di Savona, non ha saputo fare di meglio che… reagire senza pensare. Se lo avessero fatto si sarebbero prima di tutto chiesti: com’è andata questa vicenda? Quali documenti esistono per provare come andarono le cose? Chi e cosa ritraggono le foto che circolano in rete riguardo all’episodio? E soprattutto: chi ne ha parlato per primo, quando e su quali basi?

Tutte domande che Nicoletta Bourbaki si è posta applicando semplicemente il metodo storico e utilizzando (per ora) solo materiali che chiunque avrebbe potuto verificare in rete.

Se avete poco tempo potete farvi un’idea dei contenuti principali dell’inchiesta seguendo questo thread su twitter

 

Buona lettura.

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Il blocco nero del Primo maggio triestino

10 febbraio 2014, il sen. Russo (PD), alle sue spalle i veri “italiani di Trieste” Menia e Rosolen, di fronte a loro i vessilli della Decima MAS

L’agghiacciante polemica contro i simboli partigiani nel corteo

Trieste il Primo maggio di quest’anno non festeggiava solo la festa dei lavoratori, ma anche un’importante ricorrenza storica: il settantesimo anniversario della cacciata delle truppe naziste dalla città.
A qualcuno il ricordo di questa vicenda, che dovrebbe essere patrimonio condiviso e intangibile della storia collettiva, non è mai piaciuto; fascisti e post-fascisti, ma anche nostalgici del Reich, magari camuffati da placidi ammiratori di monarchi asburgici, non hanno mai digerito che quel corteo rappresentasse anche un’occasione di festa e ritrovo per la Trieste antifascista e antirazzista, ancor più della celebrazione del 25 aprile.
Stavolta, a fronte di una bella manifestazione, affollata, combattiva e, malgrado tutto, allegra più del solito, terminato il corteo costoro sono riusciti a lanciare una gara vergognosa a demolire il senso profondo della giornata, umiliando chi vi ha partecipato. E trovando troppi volenterosi concorrenti.
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Un fatto è un fatto, è un fatto. Un falso è un falso, è un fatto.

foibe

Raccolgo l’invito della Wu Ming Foundation a far circolare ovunque questa ormai celebre foto corredata da una didascalia che la colloca nel suo esatto contesto storico.

I nomi dei cinque civili sloveni fucilati di cui vogliamo che in questo modo venga preservata la memoria sono:

Franc Žnidaršič

Janez Kranjc

Franc Škerbec

Feliks Žnidaršič

Edvard Škerbec

La foto fa parte di una sequenza più ampia che trovate qui.

Qui è possibile consultare un dossier sulle manipolazioni subite negli anni da questa foto

Per fortuna non tutte le voci della stampa mainstream sono Bruno Vespa. Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e studioso di fotografia, ha parlato di questa vicenda in un articolo dal titolo azzeccatissimo.

Infine consiglio vivamente a chiunque la lettura dell’indispensabile post di Lorenzo Filipaz #Foibe o #Esodo? «Frequently Asked Questions» per il #GiornodelRicordo, dalle cui risposte alle domande più comuni sui temi delle foibe e dell’esodo dall’Istria è possibile poi seguire le molte diramazioni che permettono di avvicinarsi a quell’oggetto tanto oscuro quanto contraddittorio chiamato “verità”. A condizione ovviamente di affrontare il verminaio delle manipolazioni di cui questa foto è solo un piccolo esempio.

Ritengo irrinunciabile impegnarsi in gesti di questo tipo che, oltre a un valore simbolico innegabile, hanno soprattutto uno scopo immediato e molto materiale: contrastare l’avanzata della disinformazione e dell’ignoranza di massa che la diffusione di internet, in alcuni casi, sembra paradossalmente alimentare anziché ridurre. Il problema sono le manipolazioni ma anche la nostra stessa pigrizia, quella che ci fa cadere in semplificazioni e madornali errori di valutazione, il modo in cui usiamo i social network o tendiamo a credere che una notizia sia verificata solo perché “lo hanno detto alla televisione”.

Ecco, qui non c’è possibilità di sbagliare, se diffonderemo in ogni modo questa foto e la sua didascalia: l’episodio ritratto *NON* è una strage di italiani, ma una strage di civili compiuta da soldati italiani. E’ un fatto.


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I porti italiani, parte I

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Questo articolo è stato pubblicato col titolo Quale riforma della portualità italiana? su Economia&Politica, rivista online di critica della politica economica. È la prima parte di uno sguardo, molto generale e non esaustivo, sulla situazione dei porti italiani, e fa parte di un lavoro di ricerca più ampio in cui sono impegnato in questi mesi.
I porti sono oggi realtà davvero complesse e difficilmente riducibili a varchi di ingresso alla terraferma. Al contrario hanno ormai funzioni che integrano e tentano di superare, se non annullare, la dicotomia tra terra e mare, nei termini in cui la descrisse, ad esempio, Carl Schmitt. Che ciò avvenga in un arco temporale davvero ridotto – se pensiamo che il container è utilizzato dalla metà degli anni Settanta – e attraverso sollecitazioni paurose che la globalizzazione economica determina, iniziamo forse a comprendere l’importanza di non lasciare solo alle discipline economiche lo studio di questi spazi, e delle città che li accolgono o che da essi vengono occupate.
Le considerazioni che qui abbozzo non sarebbero state possibili senza l’approccio critico e il lavoro su trasporti e logistica sviluppato, ormai da diversi anni, da Sergio Bologna nei suoi libri e interventi su questi temi. Continua a leggere


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Chi sparò al Giro d’Italia? Una storia rosa e nera

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Il racconto che potete scaricare in vari formati da questa pagina è un lavoro di finzione, con personaggi e situazioni inventate che seguono una trama frutto della fantasia di chi l’ha scritto. È però anche la drammatizzazione di fatti storici realmente accaduti poco meno di settanta anni fa, drammatizzazione che illumina i coni d’ombra dei resoconti fin qui disponibili di quei fatti.

Scarica Chi sparò al Giro d’Italia?
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Louis Adamic, funambolo tra due mondi: un seminario a Pordenone + l’ePub di “Dynamite!” nella traduzione italiana

Giovedì 17 aprile, alle 18.00 presso la Casa del Popolo di Torre, a Pordenone, terrò un seminario su Louis Adamic, scrittore e giornalista americano di origine slovena, vissuto nella prima metà del Novecento.
L’occasione è data dall’associazione “Lastorialestorie”, impegnata da diverso tempo nel Friuli occidentale in un percorso di promozione culturale e di ricerca, in particolare relativo alla storia sociale e dei movimenti delle classi subalterne, oltre che alla storia del movimento pacifista e dei fenomeni di insubordinazione alla guerra. Parte di questo percorso è anche una ricerca sui flussi migratori interni ed esterni all’Impero austro-ungarico che precedettero la prima Guerra mondiale.

Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917

Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917

Da quest’ultima suggestione è nata, grazie alla pazienza e al supporto di Gigi Bettoli e di Andrea Fregonese, l’idea di questo seminario. Con l’introduzione di Mimmo Sersante proverò a raccontare gli esordi alla vita da migrante del giovane Alojz Adamič che se ne andò dalla nativa Slovenia proprio un attimo prima di diventare carne da cannone per la grande Guerra che si andava preparando.

In vista della serata pordenonese ho pensato innanzitutto di pubblicare qui su Carsica un breve testo (lo trovate più sotto) che introduce la figura di Adamic e il contesto in cui si mosse.
Dei suoi lavori solo il primo venne tradotto in italiano. Si tratta di Dynamite! The Story of Class Violence in America. Nel 1977 il Collettivo editoriale LibriRossi di Milano decise di tradurre questo testo davvero seminale per la conoscenza delle vicende della classe operaia americana. Continua a leggere


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Disfatta sul fronte del porto: la logorante “strategia del bluff” del Movimento Trieste Libera

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Avviso ai naviganti

La mattina di lunedì 10 febbraio Roberto Giurastante ha avuto la “felice” intuizione di pubblicare sul suo blog un post nel quale, oltre a confermare – forse inconsapevolmente – le ipotesi sugli interessi russi a Trieste fatte su Giap, tesse lodi al limite del servilismo per la presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Marina Monassi. Quest’ultima si sarebbe infatti opposta “all’italica macchina della truffa di Stato”, difendendo le prerogative del porto di Trieste.
La sera stessa, com’era prevedibile, sono iniziati invece i regolamenti di conti interni al MTL per il clamoroso flop/bluff dell’Ultimatum all’Italia, previsto per la stessa giornata. Fatto curioso nel calderone dei responsabili sono finiti proprio i lavoratori portuali, secondo alcuni “grandi assenti” nella giornata “decisiva” Continua a leggere